La presidente del Fai aveva attaccato duramente il piano casa del governo
Bondi: «Codice dell’ambiente,
manterrò la promessa»
Il ministro dei beni culturali replica a Giulia Maria Crespi: sarà in vigore dal 2010
ROMA — Il suo è stato un vero e proprio grido d’allarme per l’ambiente, per il paesaggio, per i centri storici, per le coste. Per l’Italia. Dalle colonne del Corriere Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, ieri ha fatto un’accusa precisa al Governo: «Stanno svendendo l’Italia soltanto per far cassa». E in una lunga intervista ha spiegato, ad una ad una, le sue preoccupazioni. La prima: la sorte del Codice dei Beni Culturali varato da Giuliano Urbani. In particolare la parte relativa al paesaggio: è stata prorogata e ancora prorogata. E adesso? «Adesso, con l’inizio del 2010, la disciplina del procedimento autorizzatorio potrà entrare in vigore».
Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali, prende l’impegno solenne. Secondo la signora Crespi lo aveva già preso davanti a quattro testimoni, ma adesso, nero su bianco, garantisce: «I prossimi cinque mesi dovrebbero essere sufficienti a definire le verifiche di adeguatezza per il mantenimento della subdelega ai Comuni. Ma entro la fine del 2009 le amministrazioni preposte alla tutela paesaggistica potranno anche contare sul regolamento per gli interventi di lievi entità». Ma sulle altre preoccupazioni? Il grido di allarme della signora del Fai si concentrava sul piano casa, senza esitazione: «È una rovina irreversibile». Ma non solo: «È tutto un sistema che non funziona e che ci fa sfigurare, soprattutto nei confronti del resto d’Europa». Il ministro Bondi, in qualche modo concorda. Dice, infatti: «La distruzione del paesaggio italiano è per tutti uno scandalo alla luce del sole». Ma il ministro dei Beni Culturali non fa riferimento al piano casa. Bondi preferisce riferirsi agli scempi perpetuati negli anni passati e dà la colpa agli amministratori precedenti: «Troppo impetuosa negli ultimi anni è stata la gestione del territorio, troppo gravi sono stati gli squilibri e le brutture perpetrate dai nostri predecessori».
Il piano casa ha scatenato e continua a scatenare le proteste di un po’ tutto il mondo degli ambientalisti e dei responsabili di associazioni di beni culturali e Giulia Maria Crespi ha così sintetizzato il problema: «Il fatto è che il piano Casa non ha regole. Prevede la possibilità di abbattere vecchi edifici, aumentarne la cubatura, stravolgere interi panorami». Il ministro Sandro Bondi preferisce parlare del suo impegno nella delicata questione dell’Agro Romano. Dice, infatti: «La città di Roma e l’Agro Romano rappresentano le vestigia della nostra antichissima civiltà». Per questo Bondi non ha esitato ad aprire un tavolo di confronto: «Voglio spiegare il perché di «quel vincolo paesaggistico posto su 54 mila ettari dell’Agro romano: a dire dei suoi critici avrebbe bloccato il piano regolatore generale approvato dal sindaco Veltroni in scadenza di mandato. Ma secondo noi non è così».