LA POLEMICA

IL PAESE ALLA FINE VINCE LA SUA BATTAGLIA
 

  

da “La Stampa” pag 69.
 
[FIRMA]ALESSANDRO MONDO
La prima buona notizia, per gli abitanti di Buriasco, è che l’ombra della discarica si è allontanata definitivamente. La seconda, per tutti noi, è che l’Associazione d’Ambito per la gestione dei rifiuti sembra aver trovato la quadra per traghettare il sistema di smaltimento del pattume del Torinese fino al 2011, quando l’inceneritore del Gerbido scalderà i motori.
Sono le novità più rilevanti del documento redatto dall’Ato-rifiuti, presieduta da Paolo Foietta, per fare il punto della situazione. «Il che non giustifica sonni troppo tranquilli - premette l’interessato -: la pre-emergenza resta dietro l’angolo».
Addio a Buriasco, si diceva. «Preso atto del fallimento di questo percorso - si legge nel documento -, Ato-rifiuti ha autorizzato in via preliminare il rimodellamento della discarica del Torrione, proposto da Acea e accettato dal sindaco e dall’amministrazione di Pinerolo: una soluzione-tampone che garantisce lo smaltimento fino all’inizio del 2010». E cospicui introiti al Comune ospitante.
E’ l’ammissione di un fallimento figlio di non pochi equivoci ed altrettante strumentalizzazioni politiche. Nel febbraio 2008 l’Ato aveva individuato il sito di Buriasco come quello più indicato ad ospitare il nuovo impianto necessario per servire i Comuni del Bacino 12. Ad affossare quella scelta è stata non solo e non tanto la prevedibile opposizione degli abitanti di Buriasco, quanto l’incrinarsi del fronte che aveva compattato gli altri Comuni del Pinerolese. La svolta è legata alla deliberazione del Consorzio Acea, aprile 2008, in cui le amministrazioni locali chiesero all’Ato di «riesaminare le aree collocate nelle zone pienamente idonee già individuate dal piano provinciale dei rifiuti».
Quanto è bastato per mandare tutto a carte e quarantotto. «Esaminare tutte le aree pienamente idonee - spiega il documento - avrebbe significato ripartire da capo analizzando 4.500 ettari di territorio distribuiti tra 24 Comuni e richiesto tempi non compatibili con l’emergenza in corso». Particolare non trascurabile, aggiunge Foietta, «l’esperienza insegna che un impianto, senza un adeguato consenso delle istituzioni locali, non è mai realizzabile». Da qui la virata sulla discarica di Pinerolo: previo ampliamento, ingoierà 200 mila metri cubi di rifiuti rimpolpando con almeno un milione di euro la cassa del Comune. I buriaschesi possono tirare un respiro di sollievo.

 

 

 

 

 

 

 

 

   

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…”ASPETTANDO IL SECONDO INCENERITORE (?!), SI RISOLVE IL PROBLEMA RIFIUTI NEL CANAVESE”(!!!)

IN CHE MODO? AMPLIANDO LA DISCARICA DI VESPIA A 250 MILA METRI CUBI!!!!!

“L’ACCORDO: LA PROVINCIA SI IMPEGNA SULLE MODIFICHE VIABILI SEGNALATE DALLE FRAZIONI” (…)

Questo significa che la Provincia di Torino pianifica le proprie discariche,  per i prossimi anni , IGNORANDO TOTALMENTE LE DIRETTIVE EUROPEE?

A voi le riflessioni…

(Abbiamo citato parti di un articolo comparso sull’edizione del canavese de “La Stampa” 10-08-2008)

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Abbiamo attivato un servizio che consentirà, a tutti coloro che vogliono aiutarci, di ripulire un po’ questo povero ambiente che gli “umani” si stanno sforzando di distruggere.

Se pensi che tuo figlio ed i tuoi nipoti abbiano diritto ad una buona qualità della vita…. aiutaci a segnalare le DISCARICHE ABUSIVE!

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“LA STAMPA”   02 Luglio 2008
La storiaI fatti risalgono
a fine Anni 80
Tutto prescrittoGIUSEPPE LEGATO

 

 

rifiuti torinesi a Napoli

 

 

 

 

 

 

 

   C’era un tempo in cui rifiuti tossici della provincia di Torino finivano nella discarica di Pianura, hinterland di Napoli. L’emergenza rifiuti non esisteva - perlomeno non al livello odierno - e i controlli sulle tipologie di immondizia conferite nei siti di stoccaggio erano ancora più bassi. Ora che la discarica è stata sequestrata - gennaio 2008 - c’è un magistrato che sta facendo l’inventario delle aziende che negli anni hanno mandato i rifiuti in quella discarica rendendola, di fatto, non più utilizzabile. La lista è lunghissima, ma Stefania Buda, pm a caccia di prove, ha messo insieme tutti i documenti.
A gennaio la procura di Napoli ha sequestrato la discarica di Pianura. Motivo: ci sono rifiuti tossici. Sono arrivati da tutta Italia. Anche da Torino. Tra il 1987 e il 1994 alcune aziende - pubbliche e private - della provincia torinese si sono servite della discarica di Pianura per smaltire rifiuti «senza adottare le procedure di trattamento - dice il magistrato napoletano - e pagando praticamente un decimo rispetto alla cifra che avrebbero dovuto impegnare nel caso delle normali procedure di smaltimento». Date incrociate con i fax che giacevano negli uffici della provincia di Napoli dove un assessore, poi indagato, rilasciava licenze di scarico senza averne facoltà. «Allora le aziende - dice il pm Buda - furono, a mio avviso, non indagate impropriamente. Si ritenne che non conoscessero la legislazione in materia della Regione Campania. Oggi sarebbe inutile perseguirli visto che sono ampiamente superati i tempi della prescrizione».
Vediamo le aziende: «La Agip di Robassomero conferì rifiuti nel 1988: terre di filtrazione per una quantità dfi 438.000 kg. C’è poi il centro di stoccaggio Ferrara di Robassomero, anno 1990. Tipologia: polveri di amianto ricchettate. Quantità: 113.000 kg. Segue - aggiunge il pm - la Conceria Bonauro di Chivasso, anno 1990. Tipologia: fanghi filtro-pressati per 22.000 kg. E nella lista c’è anche l’ospedale San Luigi di Orbassano, che conferì a Pianura fanghi biologici di depurazione, acque residue, residui cucina. Quantità: 25240 kg. Di questi depositi - aggiunge Buda - ci sono prove documentali. Camionisti napoletani arrivavano direttamente dalla Campania per prelevare il carico di rifiuti non trattati». Poi si scoprì che il traffico di rifiuti era in mano alla camorra.
 
 

“LA STAMPA”   04 Luglio 2008
IL NO DI SAITTA
il caso
L’indennizzo
non è ancora
stato fissato
Soldi per accogliere 10mila tonnellate da Napoli
«Abbiamo poco spazio
Il governo dovrà forzarci
ad accettare»
MAURIZIO TROPEANO
 
Monnezza d’oro
Il Piemonte è pronto ad accogliere 10 mila tonnellate di rifiuti campani che potrebbero essere smaltiti nelle discariche di Mondovì e di Basse di Stura, «quelle che hanno in tutta la regione la maggior disponibilità di spazio», spiega Nicola De Ruggiero, assessore all’Ambiente. Il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, però, ribadisce il suo no: «Se il governo vuole far arrivare qui i rifiuti ci deve obbligare ad accoglierli».
I rifiuti porteranno nelle casse delle aziende del settore un vero «tesoretto». «L’altra volta - ricorda ancora De Ruggiero - il consorzio dell’Astigiano che accettò i rifiuti dalla Campania ricevette un compenso di 200 euro a tonnellata». L’assessore precisa che «la Regione non entra nelle trattative economiche, e in ogni caso le 10 mila tonnellate di immondizia di Napoli rappresentano solo lo 0,5% del totale dei rifiuti prodotti ogni anno nella nostra Regione».
Il via libera è stato comunicato dalla presidente della Regione Mercedes Bresso con una lettera al ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, perché è un «segno di solidarietà nei confronti di nostri concittadini che stanno vivendo una drammatica situazione d’emergenza che, con il caldo, non può che peggiorare». La zarina spiega anche che si tratta di un «gesto doveroso dal punto di vista istituzionale e per l’interesse dell’Italia». Bresso sa che il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, ha ribadito a più riprese l’indisponibilità ad accogliere nel Torinese i rifiuti del Napoletano e per questo si dice convinta della necessità che il governo dovrà adottare un decreto per imporre alle Province di accettare questa soluzione perché «in quanto presidente di Regione potrei stabilire con decreto uno spostamento tra Province piemontesi, ma non di accettare rifiuti da altre Regioni».
Saitta, infatti, l’altro ieri ha scritto anche al sottosegretario, Guido Bertolaso, per spiegargli che «la nostra situazione di emergenza ci impone un consumo molto oculato dello spazio nelle discariche, in attesa dell’apertura delle altre necessarie fino all’entrata in funzione degli impianti di valorizzazione energetica previsti dal nostro programma». Senza dimenticare che il Consiglio provinciale all’unanimità aveva approvato un ordine del giorno che impegna il presidente a non accogliere i rifiuti di altre regioni. Saitta ribadisce: «Io non cambio posizione. Avevo detto no a Prodi e dico no a Berlusconi. Noi siamo già in una situazione critica e non posso accettare che l’emergenza si trasferisca dalla Campania al Torinese».
Resta da capire che cosa farà il presidente della Provincia di Cuneo, Raffaele Costa. La decisione della Regione - a parte le polemiche tra le forze politiche con la Bresso che ha accusato la Pdl e la Lega Nord di aver avuto un atteggiamento contrario quando al governo c’era Prodi - è motivata anche dal fatto che il caldo ha «reso l’emergenza ancora più drammatica», precisa De Ruggiero. Sarà lui ad occuparsi dell’emergenza rifiuti e a prendere contatti con il sottosegretario Guido Bertolaso per la gestione degli aspetti logistici e tecnici.

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